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| Scritto da Redazione S.S.d.S. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| martedì 18 dicembre 2007 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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La Polizia Locale è quella più presente sul territorio nazionale, perché tutti gli oltre ottomila comuni hanno la Polizia Municipale che si occupa di garantire il rispetto delle regole di una convivenza civile e conseguentemente anche la sicurezza dei cittadini. Chi si occupa di formazione nel campo della sicurezza operativa deve innanzitutto tenere conto della realtà di questa categoria che è prevalentemente composta da operatori che nella maggior parte dei casi lavorano da soli. La realtà demografica della popolazione italiana è la seguente:
Appare evidente che l’86,4 % è composto da comuni che hanno in media 3 / 4 operatori, con una netta prevalenza di quelli che ne hanno 1 / 2 e quindi la formazione che riguarda la sicurezza operativa va progettata tenendo conto di queste realtà. Tecniche di neutralizzazione dell’avversario, irruzione in ambienti dove potrebbero esserci persone armate, bonifica ambientale e altre attività di questo genere di formazione vengono propagandate come conoscenze indispensabili per un operatore di polizia e su questo potremmo anche essere d’accordo. Peccato che la realtà legislativa e quella operativa siano contrarie a queste pratiche che provocherebbero una sequela di guai di tipo giudiziario, civile e penale, dove l’operatore risponderebbe in prima persona e l’amministrazione in qualità di obbligato in solido. A breve inizieremo una serie di articoli in cui verrà affrontata tutta la tematica della Sicurezza Operativa della Polizia Locale, tenendo conto delle funzioni e delle disposizioni previste dalle vigenti leggi e dalla realtà. Nella maggior parte dei casi, un operatore frequenta in media due volte l’anno il poligono di tiro sparando 100 colpi, non effettua istituzionalmente attività fisiche di difesa personale (salvo a volte il corso di formazione di base), opera prevalentemente da solo senza possibilità di un immediato ausilio da parte di colleghi o di Forze di Polizia e vive nel territorio come un normale cittadino, a casa sua, dove anche fuori servizio è conosciuto da tutti per la sua professione. Gianfranco Peletti |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 gennaio 2008 ) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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