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Possiamo dare a questa definizione il significato di conoscenza del luogo ove si svolgono le attività di relazione sociale, economica, ludica e familiare, il posto dove l'uomo lavora e compie tutte le attività della vita.
Un tempo, quando la dimensione del luogo era circoscritta ad un paese o ad un quartiere cittadino, tale funzione era efficacemente svolta dal controllo sociale. Il controllo sociale è la rete di conoscenza, di comprensione, di solidarietà esistente tra i nuclei familiari e le persone di un determinato "territorio" ma anche di riprovazione e correzione dei comportamenti devianti da quello che era ritenuto, spesso a ragione, un corretto modo di comportarsi. L'urbanizzazione, contraddicendo la storica tendenza delle città all'apertura ed al concorso di idee, alla libertà di espressione ed alla crescita culturale, ha portato con sè, di recente, anche la tendenza alla chiusura, alla filosofia negativa del "fatti i fatti tuoi", al facile egoismo ed alla chiusura ai contributi esterni, come si trattasse di interferenze. Questo fenomeno trova la sua peggiore manifestazione nelle metropoli. Ma perchè parliamo di questo? Perchè in carenza di controllo sociale e dei suoi effetti regolatori o almeno attenuatori delle devianze o dei comportamenti trasgressivi e criminali, la funzione di controllo è passata, integralmente, a chi ne ha il compito istituzionale: gli organi di polizia. Curiosando in internet si scopre che il termine "controllo del territorio" è usato spesso a sproposito, quasi che questo significasse mettere agenti su un'autopattuglia e farli andare in giro a cercare non si sa bene cosa. Niente di più sbagliato:in questo modo l'unico risultato certo sarà un incremento del traffico automobilistico. La conoscenza del territorio (e delle persone e attività che lo occupano) si ha con una frequentazione quotidiana delle strade, con la conoscenza diretta dei cittadini e con un'attività mai tanto sottovalutata come l'ascolto. Siamo arrivati dove ci proponevamo di arrivare, alla polizia di prossimità , quella che non attende in stazione o al comando che arrivi il cittadino a lamentarsi o a segnalare, ma che lo va a cercare, gli si affianca e presta attenzione ai problemi. Non si tratta di fare assistenza sociale, come vorrebbe un troppo diffuso qualunquismo, ma di filtrare le informazioni, anche se si presentano sotto forma di chiacchiera o di sfogo personale. Spesso ci sono molte più¹ notizie in una confidenza di portineria che non in un rapporto di indagine. Nei paesi di poche migliaia di abitanti all'agente della polizia locale attento al suo territorio non può sfuggire un'auto da troppo tempo in sosta, specialmente se non appartenente ad un residente; in un quartiere di città se non interviene una sottolineatura da parte di un cittadino attento, difficilmente si potrà rilevare quello che deve essere subito letto come elemento di attenzione. La conoscenza diretta delle persone e delle famiglie, delle attività artigianali e di ciò che rende viva la città, è il primo gradino per iniziare una seria attività di polizia giudiziaria. Spesso un organo di polizia dello Stato perde giornate in indagini preliminari o appostamenti per arrivare a definire alla meglio il profilo di un cittadino indagato quando basterebbe chiederne notizia all'agente di quartiere o del paese. Non sarebbe una cessione di valore investigativo, solo un minimo di umiltà e di riconoscimento delle capacità altrui. Sappiamo per esperienza più che trentennale che le cose non sono in Italia così semplici. Quella della polizia di prossimità è una filosofia, un metodo, che non prevede l'istituzione di task force o di squadre speciali. Molto più semplicemente è la disponibilità ad accettare di operare con un atteggiamento di maggiore sensibilità , cosa che può (se non lo è naturalmente) diventare il bagaglio culturale di ogni agente. Potremmo dotare un agente di polizia di qualsivoglia strumento di difesa o tecnologico, apparirà come un guerriero pronto a tutto, ma senza l'attivazione dell'attenzione intelligente e in questo si può agire con una adeguata attività formativa, avremmo speso male i quattrini della Pubblica Amministrazione. Di questi tempi non è cosa da poco. Altri aspetti vanno ancora considerati: il messaggio positivo che il pubblico ufficiale trasmette ai cittadini che gli sono in qualche modo affidati e di conseguenza un ovvio apprezzamento per l'Amministrazione di appartenenza. In tempi di percezione elevata dei sentimenti di insicurezza, non è poco. Giuseppe Cordini |
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