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| Scritto da Redazione S.S.d.S. | |
| venerdì 31 agosto 2007 | |
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Ci sono ottomila persone, solo in Lombardia, che tutti i giorni lavorano perchè migliori la qualità di vita della comunità che rappresentano, o che almeno non peggiori. Portano l'uniforme e quasi ovunque sono armati, sono agenti di polizia giudiziaria e il loro mansionario non conosce la parola fine. Eseguono migliaia e migliaia di controlli e accertamenti di varia natura: socioeconomici, residenziali, sullo stato dei luoghi, sui reati ambientali e applicano la legge ogni volta che è necessario. Contestano e rilevano infrazioni al Codice della strada, verbalizzano incidenti stradali e vigilano sul rispetto delle norme del commercio. Curano insomma gli interessi generali della collettività .
Peccato che la loro opera sia invisibile allo Stato e a tutti quei cittadini che invece di osservare la realtà dalla finestra si limitano a guardarla attraverso il teleschermo. I nostri non sono sponsorizzati dal sistema che sforna telefilm zeppi di eroi in uniforme solo buoni, no, i nostri (per via del loro lavoro certamente) tolgono i sodi di tasca alla gente per bene, al cittadino che magari non ha visto il semaforo o si è dimenticata per un attimo di allacciare la cintura di sicurezza. I nostri non vanno a caccia di delinquenti, anche se troppo spesso li incontrano per strada e si devono arrabattare per uscirne senza troppe conseguenze fisiche. Queste persone in divisa azzurra, pagate dal Comune, rispondono al sindaco a volte protagonista di pensate tanto giustizialiste quanto fantasiose - ma ancora prima alla Legge del Paese, quella che non accetta interpretazioni ma esige ottemperanza, essendo chiaro che ogni errore comporta una responsabilità personale. Queste persone, uomini e donne, non godono del comodo anonimato che un Corpo Nazionale può tutelare. I nostri sono in vetrina e alla sera tornano al loro domicilio, conosciuto da tutti, sperando che il contravventore di turno non ne faccia una questione personale, sperando nella ragione.
Tornando ai fantasmi, il lavoro di queste migliaia di agenti di polizia locale della Lombardia, e di tutta Italia naturalmente, non appare nelle statistiche, quasi che non producessero effetti i controlli di polizia e gli atti conseguenti. I giornalisti si limitano a leggere i rapporti ministeriali e lì il lavoro dei fantasmi non appare. Nessuno chiede alle centinaia di comandi di polizia locale dell'attività compiuta per darne conto al pubblico.
Fosse solo una questione pubblicistica, d'orgoglio ferito, potremmo passarci sopra; ma in tempi che vedono i vertici dello Stato convocare comitati di crisi sempre più "di altissimo livello" che a loro volta esprimono "fermissime volontà di collaborazione", ignorare questi fantasmi ma soprattutto il loro lavoro, non abbiamo alternativa all'indignazione. Non stiamo parlando qui di pubblici elogi o sciocchezze del genere: il riferimento è alla mole enorme di informazioni raccolte capillarmente dalla Polizia locale e che giacciono inutilmente accumulate negli archivi comunali. Basti per tutte la qualità e quantità d'informazioni verbalizzate nei diversi atti redatti dalla polizia del comune che, ad eccezione delle notizie contenute nella c.d. "cessione di fabbricato" regolarmente girata alla Polizia di Stato, vanno a finire in cantina e là rimangono.
Credo che questo meriti una riflessione, e anche qualche suggerimento. Giuseppe Cordini |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 14 settembre 2007 ) |
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