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| Quarant'anni di criminalità in Italia |
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La parola "Sicurezza" è attualmente la più usata ed abusata in Italia e nel mondo intero. Per quanto ci riguarda, riteniamo utile pubblicare un'analisi che riproduce in sintesi i risultati di uno studio approfondito effettuato dal Ministero degli Interni, pubblicato e divulgato nel mese di giugno dell'anno in corso. Questo rapporto è in pratica una fotografia di quello che è la criminalità di oggi e ci consente di potere studiare il modo migliore per prevenire e eventualmente affrontare situazioni che solamente pochi anni fa erano inimmaginabili.
1968 - 2006: quaranta anni di crimini in Italia Diminuiscono gli omicidi, ma aumentano furti, rapine, violenze familiari ed uso di stupefacenti L' impatto dell' immigrazione sulla criminalità - I risultati emersi dal "Rapporto sulla criminalità" in Italia presentato a fine giugno 2007 A fine giugno il ministero dell' Interno ha presentato i risultati del rapporto sulla sicurezza in Italia: 450 pagine fitte di dati e grafici frutto di una ricerca condotta dai tecnici del Ministero con la collaborazione del gruppo di lavoro del prof. Marzio Barbagli dell' Università di Bologna. Lo studio è stato realizzato tenendo conto dell' alta percentuale di reati non denunciati e analizzando l' andamento dei crimini negli ultimi quarant' anni, nella convinzione che, alla luce della tendenziale lentezza con cui mutano i reati, solo così si possano cogliere le reali linee di tendenza dei fenomeni criminali. La buona notizia è il forte calo del numero di omicidi: dai 1901 omicidi commessi nel 1991 siamo passati ai 621 dell' anno scorso, un risultato ottenuto anche grazie anche all' azione di contrasto della criminalità organizzata condotta dalle forze di polizia nelle regioni meridionali. E' interessante notare come “ differentemente da quanto percepito dai cittadini e dall' immagine proposta dai media “ nel 2006 a Napoli si è registrato un numero di omicidi inferiore rispetto agli anni passati. Gran parte degli omicidi avvengono in ambito familiare o per passioni amorose. Ma d' altro canto viene segnalato dalla ricerca un preoccupante aumento dei reati familiari già a partire dai primi anni Novanta: i maltrattamenti e la violenza contro le donne sono in crescita, ma nonostante il crescente senso di insicurezza delle donne, oltre il 60% dei casi sono commessi dai partner delle vittime e non da sconosciuti. Positivo anche l'andamento degli scippi che oggi fanno registrare un tasso di 37 per 100mila abitanti: il più basso degli ultimi 30 anni. I furti in appartamento, nonostante un lieve aumento degli ultimi due anni, sono comunque diminuiti del 41% rispetto al 1999 , mentre aumentano i furti di veicoli e le rapine, probabilmente anche in conseguenza al mutamento demografico che si sta registrando nella società italiana; si tratta infatti di un tipo di reati commessi principalmente da giovani e adolescenti e, anche se negli ultimi anni la popolazione di cittadinanza italiana compresa tra i 15 e i 24 anni ha continuato a diminuire, viceversa quella straniera è cresciuta notevolmente. Ciò nonostante non si deve credere che straniero sia sinonimo di illegalità . Gli stranieri regolari commettono reati nella stessa percentuale degli italiani. Diverso il discorso per gli irregolari la cui incidenza, tra i denunciati, varia a seconda del tipo di reato e va dal 3% per le rapine in banca al 68% per i borseggi. Coloro che commettono reati provengono principalmente dalla Romania, dal Marocco e dall' Albania (vedi tabella).
Nonostante questi dati nell' Italia del Nord è in crescita, da parte dei cittadini, il senso di insicurezza dovuto all' incidenza dei reati commessi dagli immigrati irregolari: tale sensazione è sentita in particolare nel Nord Est dove sono frequenti le rapine, sia a causa del benessere diffuso che della notevole presenza di flussi migratori clandestini anche "mordi e fuggi!" dall' Est dell' Europa. D' altro canto si stanno consolidando sempre più forme di collaborazione tra le organizzazioni criminali italiane di tipo mafioso e quelle di matrice straniera, specializzate nel traffico di stupefacenti, nell' immigrazione clandestina, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione; ciò non toglie che le organizzazioni criminali più strutturate (cosa nostra, ndrangheta, camorra e sacra corona unita) continuino a esercitare un forte controllo sui propri territori, condizionando interi segmenti della economia imprenditoriale nazionale, con ingerenze negli appalti pubblici, nell' utilizzo dei fondi strutturali e nel controllo anche di attività legali. Esistono infine da qualche anno le cosiddette "nuove mafie", aggregazioni criminali costituite da cittadini stranieri con caratteristiche che variano a seconda dell'etnia; tali gruppi, che mantengono stretti contatti con le organizzazioni di riferimento dei paesi d' origine, interagiscono anche con la criminalità dei paesi di transito o di destinazione dei traffici illeciti di cui si occupano ( soprattutto narcotraffico, ma anche commercio di armi, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione) Alla luce di questi dati non stupisce il netto aumento dei quantitativi di stupefacenti sequestrati dalle forze dell' ordine, quasi 5 tonnellate all' anno con una crescente prevalenza della cocaina sull' eroina. Ma se questa è la situazione, quali sono le risposte concrete dello Stato all' emergenza criminalità ? Il ministro Amato, durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto, ha sottolineato l' importanza dei Patti per la sicurezza stipulati dal Viminale con le Città metropolitane. Ad oggi, grazie a questi accordi, - ha detto il ministro - sono stati messi a disposizione oltre 1.800 uomini, con un grande impegno di risorse finanziarie e umane. D' altro canto dallo studio emerge l' importanza del controllo del territorio nell' attività di prevenzione, tanto che per potenziarla si è ricorso a sistemi informatici che hanno consentito la interconnessione delle sale operative delle forze di polizia, l' uso delle telecamere intelligenti sulle grandi reti viarie, il ricorso a sistemi di video-sorveglianza nei quartieri considerati a rischio. Il ministro Amato ha annunciato che, sulla base dei dati forniti dal Rapporto, sono allo studio con il Presidente del Consiglio una serie di misure ulteriori per far fronte al crimine e alla domanda di sicurezza. P. D. A. |
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