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| Scritto da Redazione S.S.d.S. | |
| mercoledì 26 settembre 2007 | |
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Che cos'è uno stupefacente Fin dai primordi della storia, ogni società ha usato farmaci capaci di provocare effetti sull’umore, sul pensiero e sui sentimenti. Perciò, sia l’uso non terapeutico di alcuni farmaci, sia il problema del loro abuso sono tanto antichi quanto la civiltà stessa. Il termine abuso di farmaci indica l’uso, di solito per autosomministrazione, di qualsiasi farmaco in un modo che si discosta dalle norme mediche o sociali in una determinata cultura. Questo termine trasmette l’idea di disapprovazione sociale e non descrive necessariamente una qualsiasi modalità d’uso del farmaco o le sue potenziali conseguenze svantaggiose. Il termine uso di farmaci per scopi non terapeutici abbraccia comportamenti che vanno dall’assunzione sporadica di alcool all’uso compulsivo di oppiacei e comprende comportamenti che possono essere accompagnati o non da effetti svantaggiosi. L’uso di farmaci per scopi non terapeutici può consistere nell’uso sperimentale di un farmaco in una o più occasioni, per la curiosità di conoscere i suoi effetti o per il desiderio di conformarsi alle aspettative dei gruppi di pari. Può implicare l’uso saltuario o ricreativo di modeste quantità di un farmaco per i suoi effetti piacevoli, oppure l’uso circostanziale in specifici casi, come ad esempio l’uso delle amfetamine da parte degli studenti per alleviare la fatica ed aumentare la concentrazione. Le varie forme di uso di farmaci per scopi non terapeutici possono condurre ad un uso più intensivo per quanto concerne la frequenza di assunzione o la quantità assunta e, in alcuni casi, a forme di dipendenza o di uso compulsivo di farmaci. Uno dei rischi insiti nell’uso di farmaci per modificare l’umore o i sentimenti è il fatto che alcuni individui finiscono con lo sviluppare una dipendenza dal farmaco: continuano ad assumerlo anche in assenza di indicazioni terapeutiche, spesso malgrado le svantaggiose conseguenze sociali e mediche, e si comportano come se fossero necessari gli effetti dei farmaci per mantenere uno stato di benessere. L’intensità di questo bisogno o dipendenza può variare da un blando desiderio ad una bramosia (craving) o compulsione ad usare il farmaco. Il craving, in particolare, è l’intenso desiderio che spinge l’individuo a riprovare gli effetti estremamente piacevoli derivati dall’assunzione del farmaco e la ripetizione dell’esperienza diventa un fine primario dell’esistenza stessa, al pari di stimoli naturali come il cibo, l’acqua, ecc. Quando si raggiunge un grado molto elevato di dipendenza dai farmaci (drug dependance) si parla di tossicodipendenza: il termine si riferisce all’uso del farmaco in senso quantitativo, piuttosto che qualitativo e quindi non è strettamente correlato all’abuso degli stupefacenti classici e più noti come gli oppiacei. Tutte le sostanze d’abuso, dall’alcool all’eroina, dalla cocaina all’amfetamina, dalla fenciclidina alla nicotina, metilendiossiamfetamina (Ecstasy), ai barbiturici e alle benzodiazepine, sono in grado di produrre sensazioni piacevoli o di ridurre quelle spiacevoli, di alleviare la tensione e l’ansia, di migliorare l’interazione sociale e il tono dell’umore. Gli effetti piacevoli ottenuti immediatamente dopo l’assunzione del farmaco sono tuttavia vanificati dai danni, talvolta irreversibili, provocati nell’organismo nel corso di ripetute somministrazioni. Ciò che è stato detto per i farmaci abusati al di fuori della normale pratica medica, vale ancor di più per quelle sostanze stupefacenti che non trovano alcuna indicazione terapeutica, come l’ecstasy, le amfetamine di sintesi o l’LSD e che sono presenti solo nel mercato illegale. Gli stupefacenti e le sostanze psicotrope possiedono spiccata attività a livello del sistema nervoso centrale (SNC) ed hanno forti potenzialità nel determinare gli effetti descritti in precedenza (ovvero hanno elevato potere “tossicomanigeno”). La comune attività sul SNC si traduce, comunque, in effetti farmaco-tossicologici anche molto diversi tra loro, ognuno specifico per ogni sostanza, pertanto la suddivisione nei due grandi gruppi stupefacenti e sostanze psicotrope costituisce essenzialmente una comodità didattica o normativa. Tra gli stupefacenti si annoverano, ad esempio, la morfina, l’eroina, il metadone, la cocaina, la cannabis. Tra le sostanze psicotrope si ricordano le amfetamine, l’ecstasy, l’LSD, la ketamina, l’acido gamma-idrossibutirrico (GHB), le benzodiazepine, i barbiturici. Alcune di esse, nel contempo, hanno notevole attività farmacologica e pertanto sono usate in terapia costituendo i principi attivi di vari medicinali. Ricordiamo la morfina e gli oppiacei, potenti analgesici utilizzati nella terapia del dolore, le benzodiazepine ad attività ansiolitica ed ipnotica, i barbiturici utilizzati nel campo dell’anestesia e come anticonvulsivanti. Riferendosi alla morfina e agli oppiacei, è ormai noto che la volontà delle istituzioni ed in particolare del Ministero della salute è quella di garantire un accesso più facile a tali farmaci al fine di curare il dolore severo in quei malati che non rispondono ai comuni trattamenti antalgici effettuati con i classici antinfiammatori. È ormai noto, infatti, che la scienza medica considera il dolore come una patologia a sé stante, che deve essere curato in quanto tale, indipendentemente dalla eventuale malattia primaria che lo determina. La nuova legge facilita le norme della prescrizione medica per i medicinali analgesici, indipendentemente dalla tipologia di dolore da trattare, per i medicinali utilizzati nel trattamento di disassuefazione dagli stati di tossicodipendenza da oppiacei e di dipendenza da alcool. A tal fine è stato esteso l’uso del ricettario autocopiante e sono state semplificate le norme che il medico deve rispettare per la prescrizione. Le benzodiazepine, ormai sono diventate medicinali di riferimento nel trattamento degli stati d’ansia, degli attacchi di panico, nelle disturbi del comportamento e del sonno. Vanno comunque usate soltanto quando il disturbo è grave, disabilitante o sottopone la persona a grave disagio. Tutti gli stupefacenti e le sostanze psicotrope sono iscritti in due Tabelle che vengono aggiornate ogni qualvolta si presenti la necessità di inserire una nuova sostanza o di variarne la collocazione o di provvedere ad una eventuale cancellazione. L’attività dell’Ufficio centrale stupefacenti consiste nel regolamentare l’attività di tutte quelle organizzazioni, industrie chimico-farmaceutiche, grossisti farmaceutici, laboratori di analisi e di sperimentazione, ospedali che devono entrare in possesso degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope in quanto farmaci, in modo da consentirne la diffusione per fini terapeutici. Il mercato lecito degli stupefacenti è, altresì, regolamentato a livello internazionale da un organo di controllo, l'International Narcotics Control Board (INCB), istituito presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Vienna, in applicazione delle Convenzioni internazionali recepite dagli stati aderenti. Conseguentemente ogni paese aderente e quindi anche l’Italia è tenuto a stabilire e comunicare le quantità di stupefacenti e sostanze psicotrope che ogni anno possono essere immesse sul mercato, a rendicontare tutte le importazioni ed esportazioni avvenute in ogni singolo trimestre dell’anno e a comunicare i consuntivi reali dei consumi avutisi in ogni anno. A tal fine si rende necessario disporre di un sistema autorizzativo e di controllo specificamente dedicato e con elevato grado di accuratezza. Ogni anno è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto che comprende l’elenco delle aziende autorizzate dal Ministero della salute a fabbricare, impiegare e commercializzare stupefacenti e sostanze psicotrope. Sembra utile specificare che, in questo contesto, con il termine “fabbricare” si intende l’estrazione dello stupefacente da una pianta o la sintesi chimica dello stesso, con il termine “impiegare” si intende la lavorazione dello stupefacente per l’ottenimento di un medicinale con una specifica forma farmaceutica atta alla somministrazione. Il Ministero della salute emana, altresì, un decreto annuale nel quale sono indicate le quantità di sostanze stupefacenti e psicotrope che possono essere annualmente fabbricate sia per il consumo nazionale sia per l’esportazione, in conformità alle quote assegnate all’Italia dall’organo di controllo internazionale, International Narcotics Control Board (INCB) di Vienna. Per chi fosse interessato e volesse documentarsi in modo corretto, basta visitare la sezione dedicata sul sito del Ministero della Salute cliccando su questa scritta. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 ottobre 2007 ) |
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