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"L'ultimo Comandante"Leggendo questo titolo, molti si chiederanno che cosa c'entra con lo spirito di corpo. In realtà è attinente perchè per spiegarlo utilizzeremo il pensiero di una delle figure che ha fatto la storia dei Vigili Urbani, l'ultimo Comandante di Milano con cui si è chiusa questa epopea, perchè quando venne nominato il nuovo Comandante, il Corpo aveva cambiato nome con quello di Polizia Municipale.
Stefano Pastorino, il Comandante, se ne è andato il 24 marzo 2005 a Milano, dopo avere comandato ininterrottamente il Corpo dal 1963 al 1988, lasciando una impronta indelebile nello stile e nello spirito di Corpo dei suoi Vigili Urbani. Si tratta quindi di organismi speciali, in un certo senso esemplari; costituiti con una disciplina caratteristica, essi vengono chiamati "Corpi", in analogia con l'organismo fisico dell'uomo, per il loro grado di efficienza ed organizzazione; e come questi ultimi, essi devono essere animati da uno spirito particolare, tanto più spiccato quanto più l'organismo è originale e si distingue dagli altri. Lo spirito di corpo è come la linfa che nutre l'organismo ed è¨ l'espressione della sua vitalità. Si può definire come la coscienza, comune a tutti gli appartenenti al Corpo, della natura esemplare della propria funzione; il sentimento di fierezza per questa partecipazione, con i diritti e doveri che essa impone; la convinzione di svolgere un'opera utile e necessaria per il bene comune; e la buona volontà di dare tutta la propria adesione, di prestare tutte le proprie forze per la miglior riuscita del compito affidato, essendo pronti ad affrontare ogni pericolo, anche a rischio della propria vita. Tutto questo deve essere sentito come incarnato nel Corpo di cui si fa parte, ed al quale si è legati da un particolare vincolo di affetto e di solidarietà . Lo spirito di corpo si manifesta, all'interno dello stesso, come questo legame che unisce tutti gli appartenenti, indipendentemente da ogni rapporto gerarchico; la gerarchia è l'organizzazione caratteristica che permette il buon funzionamento, pronto ed in ogni occasione, dei servizi del Corpo: essa deve essere però cementata da quel vincolo sentimentale che fa sì che si adempiano ai propri compiti non per una passiva obbedienza, ma con l'intima convinzione di dare il proprio contributo ad una missione comune. L'appartenente al Corpo deve nutrire rispetto verso i superiori ed obbedire ai loro ordini con spirito leale e costruttivo. Deve provare verso i colleghi quella solidarietà che nasce dal comune lavoro, quotidianamente condiviso nelle fatiche, nelle benemerenze e nei pericoli. Deve condurre gli inferiori, i giovani e gli allievi con affetto e comprensione, essere loro di guida, aiutandoli e correggendoli negli errori, indirizzandoli con l'esempio e la persuasione piuttosto che con l'imposizione autoritaria. Si deve quindi ricercare l'armonia e l'unità di intenti. All'esterno, lo spirito di corpo si manifesta nella compattezza dell'organismo, nella fusione degli elementi che lo compongono in una volontà univoca, senza incertezze e contraddizioni. Chi ne fa parte deve professare attaccamento al Corpo, leale e incondizionato; averne a cuore il buon nome, difenderlo dalle critiche ed essere pronto a sostenerlo in ogni occasione. Il dipendente ha il dovere di curare la dignità del Corpo come la sua propria, e anzi farne una sola; ritenere che ogni offesa all'onore del Corpo è un offesa al proprio onore, e viceversa. Questo principio deve influenzare la condotta del vigile non solo in servizio, ma anche nella vita privata. Si tenga presente che il cittadino vede il Corpo impersonato nell'agente che gli sta di fronte e giudica l'istituzione dall'individuo che ne fa parte. Il vigile ha quindi in ogni momento la responsabilità della sua condotta non soltanto a titolo personale, ma anche come rappresentante di un istituzione cittadina e, in generale, di tutta la categoria dei Vigili Urbani. Gianfranco Peletti |
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