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| Scritto da Redazione S.S.d.S. | |
| mercoledì 19 settembre 2007 | |
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La questione che riveste anzitutto un ruolo centrale è quella dell'identità. La dialettica negativa oggi affiorante tra l'affermarsi di una struttura sempre più relazionale del mondo e l'emergere di chiusure settoriali, che ripropongono i luoghi comuni della tradizionale cultura del pregiudizio, è motivata soprattutto dalla paura della perdita dei propri valori e della propria specificità. L'esplosione di razzismi incrociati è spesso espressione di una volontà di conservazione della propria identità. La convivenza multietnica e multirazziale solleva senza dubbio in proposito problemi seri che non possono essere sottovalutati. L’impatto immediato con visioni del mondo e della vita radicalmente diverse dalle proprie non può non alimentare stati di profondo disagio: a essere sconvolte non sono infatti solo le abitudini quotidiane, ma, più profondamente, lo stesso sistema di valori sul quale viene articolandosi l'ordinamento della vita personale e collettiva. Tutto ciò si verifica, d'altronde, nel contesto di una società che ha allentato le forme tradizionali del controllo sociale, spesso con il risultato di accentuare il sospetto e la paura dell'altro. Ma, a ben guardare, la ragione ultima di questo sospetto e di questa paura va ricercata nell'assenza di identità consolidate e ben definite. La cultura di massa è una cultura indifferenziata, che tende a omologare la vita e le sue espressioni secondo standard di consumo destituiti di pregnanza simbolica e di forza aggregante. Il timore della perdita dell'identità è direttamente proporzionale alla sua scarsa consistenza. Laddove identità soggettiva e senso dell'appartenenza collettiva si indeboliscono - ed è questa oggi la situazione propria della nostra società - si produce uno stato di vulnerabilità che sollecita, per reazione, la nascita di atteggiamenti di chiusura. Lungi dal favorire il dialogo e il confronto con il diverso, la perdita di identità costituisce piuttosto il presupposto per la caduta di ogni comunicazione. La diversità è infatti avvertita come attentato alla identità, come sradicamento dalle proprie certezze che, per quanto limitate, sono tuttavia il necessario supporto delle scelte personali e sociali. Il passaggio da una visione negativa della diversità, che genera rifiuto, a una visione positiva, per la quale essa si trasforma in occasione di arricchimento, è dunque correlato all'acquisizione di un'identità forte e insieme dialogica. Essa comporta, da un lato, la consapevolezza dell'importanza che rivestono gli elementi del proprio sistema culturale e, dall'altro, la chiara percezione del limite che li contrassegna, e perciò dell'utilità di una loro interazione con elementi di altri sistemi. L: apertura all'altrui diversità è infatti strettamente legata alla capacità di accettare e di sviluppare la propria diversità. L’identità, anziché indurre isolamento, si qualifica, in questa prospettiva, come valore relazionale; a essa è infatti possibile accedere in modo vero solo in un rapporto costante e fecondo con altre identità, quando tale rapporto è vissuto nel segno di un'autentica reciprocità creativa. L’arricchimento tra culture diverse si verifica pertanto quando esse, anziché rinunciare alla propria identità, la affermano e la rafforzano nel quadro di un incontro sorretto dalla ricerca di obiettivi comuni e di una comune solidarietà. La complessità, che caratterizza il presente momento storico, spinge purtroppo i singoli e le stesse culture verso processi di semplificazione dell'identità con la tendenza ad assolutizzare il proprio punto di vista. Il rifiuto delle culture diverse è perciò conseguenza del rifiuto della propria diversità occultata o rimossa. Il diverso diventa disturbante perché ci pone drasticamente di fronte ad aspetti della nostra identità ai quali abbiamo troppo sbrigativamente rinunciato. Egli ci fa entrare radicalmente in discussione, obbligandoci a rivedere criticamente il nostro paradigma di realizzazione. Identità debole e identità parziale sono, in definitiva, due modi sbagliati di definire l'identità, che alimentano uno stato di indeterminazione e di insicurezza da cui discende la chiusura verso l'altro. |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 05 gennaio 2008 ) |
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