Il Gobbo
Scritto da Redazione S.S.d.S.   
Lunedì 19 Novembre 2007 18:37
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Caldo, molto caldo in quel pomeriggio del 14 agosto a Milano, Piazza Cinque Giornate. Tutti i negozi chiusi, anche la gelateria. L’unico punto d’ombra è l’ingresso dei magazzini Coin. Da lì si può agevolmente tenere d’occhio tutta la piazza. Generazioni di vigili ne hanno fatto l’osservatorio principale. Poi il movimento del piano terra del negozio, dove le ragazze del reparto profumeria, nei momenti di attesa della cliente ogni tanto ti sorridono. O è un’idea… chissà…E poi, non è forse vero che più d’un collega si è sistemato con le commesse del Coin? Si vede che funziona…. 

Questi sono i pensieri che impegnano le rilassate cellule cerebrali dell’ Attilio Chiodini, ghisa in Milano, quando un anziano signore, dopo aver osservato per qualche minuto il tutore della legge e trovatolo evidentemente troppo tranquillo gli si avvicina.
- Scusi capo, volevo chiederci una cosa – ora il vecchietto è proprio sotto il naso dell’Attilio – ma per quei motorini lì che ti spaccano le orecchie, quei maleducati lì, non si può fare niente?-
Attilio Chiodini lo guarda, per un attimo ancora lo guarda come se si trovasse davanti a una bottiglia del latte vuota. Le stesse valutazioni di inutilità. Ma il dovere chiama quindi, un bel respiro e via con la tiritera dell’assenza della targa, (siamo negli anni ’70) dei giovani che sono tutti uguali ma qualcuno più tamarro degli altri, sino ad arrivare alla conclusione del discorso con una previsione dettata dalla esperienza. – tanto, prima o poi si inchiodano da sol…- non fa in tempo a terminare la frase che giustappunto un ragazzo col ciclomotore, smanettando in segno di sfida per il vigile, esercizio di prassi per la benedetta gioventù,  va a sbattere contro un taxi che sta attraversando nel senso opposto la piazza.
Un volo di qualche metro e il centauro rotola a pochi passi dal vigile e dal suo interlocutore. Quest’ultimo ha un repentino cambio di colore del viso e veloce la mano gli corre ad assicurarsi la presa degli attributi nel più antico gesto scaramantico. Arretra il vecchietto, e con un deciso dietro front si allontana mormorando qualcosa che assomiglia ad una smozzicata imprecazione ma dal tono che non nasconde una certa, sorpresa, ammirazione.
L’Attilio Chiodini compie allora gli atti che la sua professione richiede: scambio delle generalità, arrivo dell’ambulanza, niente di grave per fortuna, e così via. Un incidente come tanti, se non fosse per quel fatto, quella previsione incautamente buttata lì e poi avveratasi. Sicuramente una coincidenza, succede.
A fine turno ecco l’Amedeo Galetti che passa a rilevarlo. E’ l’ora di rientrare verso il Comando di Zona. Come tacergli lo strano episodio? E Chiodini racconta.
Com’è prevedibile il Galetti, naturale inclinazione alla drammaturgia, senza aspettare la fine del racconto già ipotizza scenari raccapriccianti, con l’impiego in modalità imprenditoriale dei superpoteri jellatori che il Chiodini, è quasi certo, si ritrova. – Certo bisognerebbe fare un test di controllo – continua il Galetti – per certificare definitivamente le tue capacità extrasensoriali. Per esempio, se tu riuscissi a far andare sotto una macchina il gobbetto lì – azzarda indicando un tale che, curvo sulla sua deformità incede guardingo e sospettoso ( i gobbi, dicono gli esperti, sono sospettosi) lungo il marciapiede di Corso XXII marzo. Il Chiodini, che sta al gioco del collega, lo lascia dire, tanto…con quell’attenzione che il personaggio mette nei suoi gesti, difficilmente incorrerà in incidenti di sorta e, in effetti, quando all’incrocio con la via Sciesa si appresta ad attraversare sul passaggio pedonale, il gobbino lo fa con la massima prudenza: visto che due auto si apprestano a svoltare in Via Sciesa, lascia passare la prima auto e si fa notare dal conducente della seconda. E’ solo quando questi dà segno di aver capito  le sue intenzioni che il nostro attraversa deciso. Non si avvede però che la seconda auto è malauguratamente al traino della prima e l’investimento è inevitabile.
Quando anche il predestinato, imprecando a chiara voce rotola sul cofano dell’auto un’esclamazione del Galetti celebra il fattaccio: - Grandioso!-
Quel giorno nacque una leggenda !

Storia tratta da "La leggenda del Chiodini"

Giuseppe Cordini

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