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L’esempio di un formicaio è veramente azzeccato. L’incrocio di Via Mazzini con la Via Cappellari, Giardino e Falcone, per tutto il giorno ma specialmente al mattino, brulica di persone indaffarate che vanno e vengono. Sui tram, giù dai tram, dentro e fuori dai bar, giusto il tempo per ingollare un caffè e via. Insomma, un gran daffare per tutti. E tutti che vanno veloci, gli occhi bassi. Ma una giovane signora chissà, forse cercando uno sprazzo di cielo azzurro e cullandosi in questa illusione, alza gli occhi al cielo ed ecco che lo vede: al primo piano, sul cornicione della casa d’angolo Cappellari – Mazzini sta passeggiando un giovane micio. La giovane signora sa quello che deve fare: salvare immediatamente il gatto. Ed ecco che all’angolo con Piazza Duomo, come sempre, il vigile urbano sta tentando di contenere le orde di passanti che attraversano la Via Mazzini senza curarsi del semaforo. Il ghisa ascolta con attenzione la richiesta di aiuto della giovane dama e prontamente, come si conviene, interviene. Avete mai notato come basti guardare in alto e come d’incanto tutti intorno facciano la stessa cosa? Così per un attimo il formicaio rallenta la propria attività e tutti a guardare per aria il gattino che, forse sentendo lo sguardo della piccola folla, emette un debole miagolìo. E’ straziante – la donna si rivolge al vigile – faccia qualcosa, presto -. Il vigile Amedeo Galetti, cresciuto nella periferia di campagna milanese, fatica un pochino a collegare l’aggettivo “straziante” con il gatto sul cornicione. Secondo la sua esperienza quello è il posto preciso dove un gatto ama passeggiare, in alternativa al solito tetto citato nelle canzoni. Ma sa anche, il buon Galetti, che non c’è niente di più rischioso che contrastare un’ animalista fondamentalista praticante, soprattutto quando è nell’esercizio delle sue funzioni di salvamento. Una richiesta via radio al Comando ed ecco che come da manuale, nel giro di pochi minuti una sirena annuncia l’arrivo dei Vigili del Fuoco. Questi ragazzi hanno di buono che non si mettono mai a sindacare o a discutere: semplicemente cercano di fare in fretta e bene il loro lavoro, piccolo o grande che sia. Perciò prendono sul serio la faccenda e si industriano, con pertiche ed esche gentilmente fornite dal vicino macellaio, al salvataggio del felino. Niente da fare, ci vuole l’autoscala. Ed ecco accorrere l’autoscala dei pompieri, mentre un preoccupatissimo ispettore dell’ATM provvede ad organizzare la deviazione delle linee tramviarie. Ora tutta la Via Mazzini è bloccata da una colonna di tram, mentre i passeggeri, rassegnati al quotidiano e puntuale imprevisto, scendono bofonchiando dai mezzi. Qualcuno si ferma incuriosito ad osservare le manovre dell’autoscala e il lavorìo dei pompieri, altri passano oltre scuotendo il capo (forse vengono anch’essi dalla campagna milanese, dove i gatti sono trattati da gatti). L’animalista, sapendosi al centro dell’attenzione – dopo il gatto, certamente - ora spiega al vigile il lavoro del vigile ed ai pompieri il lavoro dei pompieri, circondata da una folla interessata. Qualcuno però comincia a trovare esagerato il polverone sollevato e non lo manda a dire alla giovane dama; così si innesca una discussione, sempre più animata, sul razionale impiego delle forze di polizia e di soccorso. Si è quasi alle famose “vie di fatto” tra due opposte fazioni quando una voce, fuori dal gruppo chiede: - ma dov’è finito il gattino?- Silenzio di tomba e sguardi al cornicione, ed ecco la spiegazione del pompiere in cima all’autoscala: - è rientrato dalla stessa apertura della finestra dalla quale era uscito-. Qualcuno, curioso, si affaccia al cortile della casa ed eccoli lì, una dozzina di gatti tutti molto simili a quello del cornicione; certamente nel gruppo di animali che osserva con sufficienza e distacco l’umana agitazione di quegli uomini in divisa c’è anche il nostro. Avevano ragione il Galetti e la scuola milanese. Non è successo niente, avanti, circolare, ed il formicaio riprende là dove si era fermato.
Giuseppe Cordini
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