Personalmente lo trovo estremamente interessante e pregno di novità nei vari argomenti che tratta ma, in particolare, apprezzo il segnale che il nostro paese sta dando a coloro che con atti criminosi si pongono al di fuori della legge, italiani o stranieri non ha importanza e auspico un ritorno allo Stato Sovrano dei cittadini che è la fonte di libertà e giustizia.
Per una prima impressione sul DL uso le parole di un amico, il dott. Aldo Agostini, già Vice Questore della Polizia di Stato, esperto della sicurezza e attualmente Presidente di una società che opera da anni in questo delicato settore, la SSSY di Bassano del Grappa (VI):
"Diciamo subito che l'articolato è piuttosto complesso e, a prima vista, privo di sbavature.
Come ogni Decreto Legge, peraltro, non è certo organico e risolutivo. A questo penseranno provvedimenti più strutturati nel tempo.
Gli argomenti sono molti. Ne cito solo alcuni.
C'è un generale inasprimento delle misure di espulsione, sia a carico dei semplici clandestini che dei soggetti condannati per reato. Ben fatto.
Un punto controverso è l'aggravante generica aggiunta con il punto 11bis dell'art. 61 del Codice Penale (art. 1, lettera f del Decreto), per i reati commessi da persone clandestine. E' a forte rischio di illegittimità costituzionale e, per chi conosce il meccanismo delle aggravanti, non è di grande rilievo pratico. Forse era meglio non metterla.
Una norma, invece, di grande importanza è l'art. 6 del Decreto, che ridisegna le competenze del Sindaco in materia di Pubblica Sicurezza. Essa non amplia ma ridefinisce le competenze del Sindaco che, quale Ufficiale del governo, diviene un vero e proprio 'Sindaco di polizia', che di fatto stabilisce (anche se questo termine non è usato) le politiche dell'Ordine e della Sicurezza Pubblica sul territorio e fa concorrere la Polizia Municipale ai Piani Coordinati di Controllo del Territorio. Il Sindaco ha ampi poteri di ordinanza ma quali forze per applicarli?
Purtroppo è mancato il coraggio per definire quale rapporto esista tra il Sindaco e l'Amministrazione della Pubblica Sicurezza e, in particolare, l'autorità di P.S. (quella provinciale sono il Prefetto e il Questore, mentre quella locale nei capoluoghi e nelle cittadine maggiori sono funzionari di P.S. e negli altri centri sempre i sindaci). Si è accresciuta, quindi, la dipendenza diretta delle politiche di Pubblica Sicurezza dall'autorità politica locale ma non si è coordinata la necessaria integrazione con gli organi di Polizia nazionale. Le tradizionali diatribe tra gli organi territoriali dello Stato e gli enti locali, quindi, sono destinate a perpetrarsi.
Infine, i Piani Coordinati di Controllo del Territorio. Sarebbe giunto il momento di sciogliere il nodo della Polizia di Prossimità: finché la interpreteremo come avere poliziotti e carabinieri di pattuglia appiedata (nelle principali piazze cittadine, mica nell'entroterra napoletano
) che rubano il ruolo alle polizie locali e queste ultime, di rimando, si vorrebbero occupare di indagini di Polizia Giudiziaria che competono a organi ben più esperti e strutturati, non ne usciremo fuori.
Il Decreto Legge prevede 'emissione di un Decreto Ministeriale entro sei mesi che dovrebbe fare una parziale luce sull'argomento. Vedremo".
Nel tempo a venire seguiremo gli sviluppi di questo Decreto e vedremo se, nella conversione in legge, verranno limate le sbavature e chiariti i ruoli, così da consentire la migliore applicazione delle leggi in una collaborazione sinergica fra le Forze di Polizia e la Polizia Locale nel controllo del territorio mirata a garantire la sicurezza dei cittadini.
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Gianfranco Peletti



