Sul Journal of Neuroscience, pubblicazione online, di questo mese, sono stati pubblicati i risultati di una ricerca, durata due anni e coordinata da Carla Busceti presso il Neuromed, l'Istituto Neurologico Mediterraneo di Pozzilli (Isernia), da cui si apprende che l'ecstasy provoca nel cervello delle alterazioni cellulari che danneggiano le capacità di apprendimento e della memoria, causando un danno simile a quello causato dall'Alzheimer.
Il gruppo dei ricercatori ha esaminato diversi studi clinici internazionali riguardanti l'esistenza di deficit cognitivi in soggetti che facevano uso di ecstasy (metilendiossimetanfetamina), nota anche come MDMA, il cui consumo è in continuo aumento dagli inizi degli anni ottanta. nei paesi più sviluppati economicamente. Nelle varie sperimentazioni effettuate facendo uso dei più moderni strumenti come la Risonanza Magnetica funzionale e l'Elettroencefalogramma, si è avuto modo di osservare che le persone che assumevano l'ecstasy presentavano anomalie celebrali, cosa che non avveniva nel gruppo di controllo delle persone che non facevano uso di droghe.
Gli studi sono proseguiti esaminando una pasticca da 120 milligrammi, quantitativo di ecstasy paragonabile a quello che i giovani che ne fanno uso utilizzano in una serata in discoteca.
Per questa ricerca sono state utilizzate delle cavie alle quali è stato somministrato per sei giorni l'equivalente del quantitativo di ecstasy che i giovani assumono in una sera e poi si è passati ad esaminare cosa era avvenuto nel cervello. I risultati sono che anche una sola pasticca è sufficiente a provocare alterazioni cellulari nelle aree cerebrali che controllano la memoria, danni che aumentano in modo consistente con l'aumento delle dosi di ecstasy.
La ricercatrice (Carla Busceti), spiega che esaminando le cavie si è avuto modo di notare un'alterazione nella struttura sostenente la cellula chiamata citoscheletro (composto da proteine organizzate in una struttura molto ordinata) causata da una alterazione di queste proteine chiamata Tau, dopo l'assunzione di ecstasy. La conseguenza è che la struttura che sostiene la cellula si altera e comincia ad aggregarsi all'interno della cellula formando grovigli del tutto simili a quelli che sono nel cervello delle persone colpite da demenza. Le alterazioni sono localizzate particolarmente nell'area del cervello chiamata ippocampo, che è quella addetta al controllo della memoria e dell'apprendimento.
La ricerca ha anche evidenziato che se l'assunzione è occasionale e limitata ad una sola, le alterazioni erano transitorie e reversibili, mentre quando la somministrazione si prolungava per una settimana gli effetti nelle cavie duravano per un tempo più lungo. Questa osservazione ha evidenziato che il problema principale è comprendere fino a che punto questi effetti rimangono reversibili e se c'è una soglia che se viene superata rende gli effetti irreversibili. Un ulteriore dubbio sollevato dai ricercatori riguarda anche i casi di reversibilità, in quanto ci potrebbero essere delle conseguenze che si potrebbero riscontrare solo sul lungo periodo.
Nonostante vi siano ancora punti oscuri che si spera potranno ricevere delle risposte nel proseguimento dello studio è chiaro che i consumatori di ecstasy occasionali e maggiormente quelli abituali rischiano gravi ripercussioni sull'uso della memoria e delle capacità apprendimento in grado di peggiorare la qualità della vita.
Gianfranco Peletti



